Perché il #rugby è preferibile al #calcio

Sabato 15 marzo si è svolta la partita Italia – Inghilterra, valida per il torneo delle 6 Nazioni di rugby.

Noi di Articolo5 non potevamo esimerci dal presenziare a questo evento che si presentava come uno degli eventi più belli dell’ultimo fine settimana.

Sabato mattina sveglia all’alba (ore 5.35) con direzione Milano Centrale. Parcheggio gratuito poco distante, metropolitana e Frecciarossa delle 07.00… pronti-via!

Il Frecciarossa di solito è un treno da “fighetti”, soprattutto durante la settimana è frequentato da distinti signori in abito blu, con le loro 24ore in pelle ed affascinanti signore in tailleur accompagnate dalla loro borsetta all’ultima moda… sabato 15 marzo NO!

Si è capito subito dall’inizio che l’atmosfera era diversa, ragazzi in tuta da ginnastica, omoni e donnone in felpa rigorosamente azzurra con la scritta ITALIA sul petto e poi loro… un gruppetto di rugbisti francesi, anch’essi con la maglietta della nazionale italiana , che sono entrati cantando “oui, rien de rien, je ne regrette rien” a squarciagola… alle 07.30 appunto.

Partiamo e il viaggio è tutto un guardarsi intorno e scoprire che il #rugby sta cominciando a prendere piede anche nel Belpaese, nella nostra nazione che è famosa per tutto quello che non va la coscienza passa anche dalla palla ovale.

Il progenitore del calcio infatti ha ormai preso un posto fisso in tante scuole, si insegna la disciplina, il rispetto dell’avversario, ma soprattutto si insegna a rialzarsi sempre, dopo ogni botta ricevuta, ogni fatica, ogni placcaggio… non come alle scuole calcio, dove ti insegnano a buttarti a terra appena passi il limite dell’area e  a fingere un infarto o peggio…

La vita vera è più simile al #rugby che al calcio, grazie a Dio.

Arrivati all’Olimpico veniamo accolti da crociati agghindati come se fossero tutti dei Riccardo Cuor di Leone, da eleganti lord che vengono allo stadio con la giacca della divisa del Club di cui fanno parte (il più delle volte dei gessati a righe molto larghe con pochette di ordinanza e stemma sul cuore) ma non manca la Famiglia Addams e un gruppo che al posto delle giacche di cui sopra ha preferito mettersene di “particolari” per dir così

Poi parte “God Save the Queen” e tutto prende un altro aspetto, sembra di entrare in un sogno d’altri tempi, fatto davvero di dame, cavalieri e scudieri. Boccali di birra e inni che vengono dal profondo del cuore.

Gli italiani non sono da meno, partiamo con il nostro “Fratelli D’Italia” ed il guanto di sfida è raccolto, siamo qui per provarci, come se davanti a noi ci fosse il maestro Miyagi o Gandalf.

I primi 3 punti li marchiamo noi e non sembra vero, lo stadio esulta, sembra anzi venire giù tanta è la voglia di fare bene…

…poi il maestro prende il posto in cattedra, e non ce n’è più per nessuno… 52-11 per i Britanni è il risultato sul campo!

E adesso?!? Le due tifoserie verranno alle mani fuori dai tornelli? Ci saranno scontri, tafferugli, vandalismo? Macché! Fuori c’è chef Rubio che sul palco intrattiene inglesi e italiani, che insieme, bevono birra e si divertono fianco a fianco, risate, foto ricordo e scambi di gadget compresi.

Il terzo tempo che hanno provato a importare nel calcio non si inventa solamente stabilendolo “per legge”, il terzo tempo è figlio dei primi due; e se in uno degli sport si esce con escoriazioni, traumi contusivi, sangue ovunque sorridendo  e non mollando mai mentre nell’altro si esce sistemandosi l’elastico tra i capelli, beh… se le cose stanno così…

il terzo tempo lasciatelo a chi se ne intende!

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